“Come voci in balìa del vento” di Gisella Modica

L’11/12/2018 al Circolo della Rosa di Milano Donatella Massara e Laura Modini hanno tenuto la lettura scenica “Come voci in balia del vento” (20′) su testi selezionati da Gisella Modica autrice del libro (Iacobelli editore, 2017) e dettati per lo spettacolo.

Il video della lettura scenica con un’intervista all’autrice su alcuni aspetti della sua ricerca

La recensione al libro: http://www.donneconoscenzastorica.it/2018/12/08/libri-recensioni-gisella-modica-come-voci-in-balia-del-vento-jacobelli-2017/

“Alla ricerca di Camille Claudel” 1.3

24/10/2018 a Villa Pallavicini- Milano promossa dall’Associazione Amici Casa della Carità abbiamo rappresentato “Alla ricerca di Camille Claudel” 1.3 una nuova versione, interpreti: Domitilla Colombo, Annamaria Indinimeo,  Donatella Massara, Laura Modini, costumi: Carla Massara, elaborazione e ricerca immagini: Carla Cella e Donatella Massara, supervisione di Milli Toja, testo a cura di Donatella Massara.

In questo video la registrazione del 1 atto, di parte del 2 atto e del 3 atto.

“Non avevo mai visto ‘Casa di bambola’ “, spettacolo teatrale

Ecco la registrazione video di “Non avevo mai visto ‘Casa di bambola’”. Sono tre atti unici dedicati al continuum delle relazioni femminili. Il primo è “La Risposta ” di Laura Modini dedicato a suor Juana Ines de La Cruz, 2016, il secondo è “Maggie e Mary” traduzione da Djuna Barnes “Maggie of the saints”, 1916, il terzo è “Non avevo mai visto ‘Casa di bambola’”, di Donatella Massara, 2018. Presentazione di Attilia Cozzaglio. Le attrici sono in ordine di apparizione Laura Modini, Donatella Massara, Annamaria Indinimeo e Domitilla Colombo.  Il video è stato girato, montato e curato da Milli Toja che ha fatto la supervisione dello spettacolo. Questa registrazione è avvenuta durante la prima dello spettacolo 27,5,2018  al Circolo della Rosa-Libreria delle donne di Milano.

Tango di Paola Bianchetti Drigo

Adattamento teatrale di Ombretta De Biase da una novella del 1914 di Paola Bianchetti Drigo con Alda Capoferri, Simona Cosentino, Attilia Cozzaglio, Elena Fanari, Serena Fuart, Raffaella Gallerati, Donatella Massara, Laura Modini, Luciana Tavernini. La registrazione è stata fatta fra novembre e dicembre 2010, il video – radiodramma è stato rappresentato al Circolo della Rosa di Milano nel 2011, alla Biblioteca Sormani, Sala del Grechetto nel corso di Anima Mundi, settimana dell’8,3, 2011 e a Torino alla Galleria delle donne “Sofonisba Anguissola” nel 2011.

Il video-radiodramma “Tango” è visibile con l’accompagnamento di immagini di archivio associate alla narrazione. La ricerca delle immagini e l’elaborazione video di Donatella Massara

Le immagini del video-radiodramma:

  1. Fotografia di Paola Bianchetti Drigo
  2. Figurini di moda dal 1899 al 1895
  3. Villa del Friuli
  4. Fotografia di Mons. Bottacin prima età del ‘900
  5. Fotografia di E. Steichen, Vitality-Yvette Guilbert, Paris, 1901
  6. Fotografia del 1900, Friuli
  7. Fotografia – 1904
  8. Quadro di Alice Dreossi, Cima Trebore– dettaglio (Cervignano del Friuli 1882-Udine 1967)
  9. Abiti 1904-1895
  10. Quadro di G.Boldrini – Sulla panchina del Bois de Boulogne – 1874 dettaglio
  11. Fotografia, Giochi d’infanzia, 1890 (dettaglio)
  12. Fotografia
  13. Fotografia di Piazza Trinità dei Monti 1900
  14. Figurino di moda, 1906
  15. Fotografia di Gertrude Kasebier, Sii benedetta fra le donne, 1900
  16. Quadro di E.Munch, La danza della vita, 1899-1900 dettaglio
  17. Fumetto con elaborazione al computer, Paolina per le strade di Piazza di Spagna, 2010
  18. Illustrazione di A.Terzi, Eterno femminino, “Novissima”, anno IV, 1906
  19. Fotografia di E. Steichen, Steplechase day, Paris, After the race, 1905
  20. Quadro di E. Kirchner, The Berlin Street
  21. Fotografia di E.Steichen, Ritratto di Charlotte Spaulding, autocromo, dettaglio, 1908 ca
  22. Copertina di Regina, rivista per le signore e le signorine, n.1, maggio, 1904 fondata da Matilde Serao
  23. Fotografia del 1900 all’Esposizione Universale di Parigi, 1900
  24. Copertina di Cordelia, giornale per giovinette diretto da Ida Baccini, XVIII, 1899
  25. Fotografia di moda del 1912
  26. Figurino di moda del 1914, Tango dress
  27. Quadro di Sonia Delaunay, Le Bal Bullier ou Tango Bal Bullier, dettaglio, 1913
  28. Fotografia di Francesco Chigi, 1904-1906
  29. Quadro di Tamara de Lempicka, Ritratto del marchese Sommi Picenardi, 1925, dettaglio
  30. Quadro di Berthe Morisot, Femme à l’éventail ou Tête de jeune fille, 1876
  31. Quadro di M. Mafai, Modelli nello studio, dettaglio, 1914
  32. Scultura di Regina Cassolo, La signora provinciale, (Signora dell’800), 1930-1931, filo di ferro e latta
  33. Fotografia di Vernon e Irene Castle, 1910-1918
  34. Quadro di Marianne Werefkin, salone da ballo, 1908, dettaglio
  35. Quadro di Paula Modersohn-Becker, Madre e bambina, 1904, dettaglio
  36. Quadro di Pasquarosa, Angelina, 1915 dettaglio
  37. Elaborazione al computer Paolina e Gerardo, 2010
  38. Fotografia di Fiat Brevetti 2, 1905
  39. Quadro di Editha Broglio, 1928 dettaglio
  40. Fotografia Lo Chaffeur, 1904
  41. Quadro di Liubov Popova, Painterly Architectonic, 1918 dettaglio
  42. Quadro di G.Boldrini, Ritratto di Mrs Lionel Philips, dettaglio, 1903
  43. Fotografia di Loredana Da Porto, Ave Maria, data incerta 1885-1905

 

Anima Mundi 2016

Lunedì 7 marzo 2016 al Teatro Franco Parenti abbiamo rappresentato la VII edizione di ANIMA MUNDI

Direzione, riduzione drammaturgica e regia di Ombretta De Biase

con Maurizia Ferrari, Raffaella Gallerati, Giovanni Giangiobbe, Annamaria Indinimeo, Francesco Manicone, Donatella Massara, Laura Modini, Cristina Salardi, Francesco Tinnirello

 

da “Racconto di maggio”di Maricla Boggio

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Programma:

da “La nobiltà et l’eccellenza delle donne co’ difetti e mancamenti de gli uomini” di Lucrezia Marinelli (1571-1653) da un’idea di Laura Modini. Riduzione drammaturgica di Ombretta De Biase

Lucrezia Marinelli scrittrice del XVII secolo, scrive il libro dedicandolo, con pungente vis polemica, all’elogio delle donne e alla critica degli uomini.

Una registrazione video parziale della rappresentazione dell’opera di Lucrezia Marinelli è stata fatta durante la replica di Anima Mundi al Teatro Libero di Milano

 

 

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La verità sulle beghine – documentario in teatro. L’opera racconta la storia sconosciuta al grande pubblico del movimento femminile di massa denominato “movimento delle beghine” attivo in Europa dal sec. XII al XIV fino a quando fu messo al bando dal Papa Clemente VII nel 1312


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Djuna Barnes

 

“Djuna Barnes: vita e teatro” 
Biografie delle compositrici per “Djuna Barnes: vita e teatro”
• “Djuna Barnes vita e teatro” Come nasce
• Maggie dei santi: quando l’arte diventa politica
• Recensione a “Maggie dei santi” di Djuna Barnes
• Foglio di sala per “Maggie dei santi” di Djuna Barnes
• Maggie dei santi & Djuna Barnes: vita e teatro.

Eccoci in scena: Djuna Barnes: Vita e teatro

Poesie da “La tesa fune rossa dell’amore”

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Margie Percy

 

L’11,6,2016 Luciana Tavernini ha presentato al Circolo della Rosa di Milano l’antologia poetica “La tesa fune rossa dell’amore” con Loredana Magazzeni, poeta, traduttrice e curatrice del libro. (v. nota in fondo)

Nel video “Poesie dell’antologia “La tesa fune rossa dell’amore”  le letture di alcune poesie tratte dall’antologia, presentate e commentate nel corso dell’evento. Riprese di Roberto Rigon. Montaggio di Donatella Massara. Fotografia di Laura Vandelli (a sinistra Luciana Tavernini, Loredana Magazzeni, Cristina Salardi, Laura Modini, Donatella Massara

Le poesie sono in ordineIMG_3568 (1) di apparizione nel video: “Catrin” di Gillian Clarke tr. Fiorenza Mormile (Donatella Massara), “Il suono” di Sharon Olds tr.Loredana Magazzeni (Laura Modini), “Il corpo di mia madre” di Margie Percy tr. Fiorenza Mormile p.3 e p. 1 (Donatella Massara), “La busta” di Maxine Kumin tr. Anna Maria Robustelli (Cristina Salardi), “Mia madre mi trucca da geisha” di Donna Masini tr. Loredana Magazzeni (Laura Modini), “Il giorno che mi legarono” di Sharon Olds tr. Loredana Magazzeni (Cristina Salardi),  “La parola” di Maxine Kumin tr. Loredana Magazzeni (Laura Modini),”Poesia” di Lucille Clifton tr. Loredana Magazzini (Cristina Salardi)

 

 

Nel video “Presentazione di “La tesa fune rossa dell’amore” le relazioni di apertura di Luciana Tavernini e Loredana Magazzini . Riprese di Roberto Rigon. Montaggio di Donatella Massara.

PROSSIMAMENTE  Nel video “Commenti alle poesie” gli interventi di Loredana Magazzeni che ha commentato con Luciana Tavernini le poesie lette. Riprese di Roberto Rigon. Montaggio di Donatella Massara.

Nota. “La tesa fune rossa dell’amore” antologia poetica. Madri e figlie nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese ” a cura di Loredana Magazzeni Fiorenza Mormile, Brenda Porster, Anna Maria Robustelli. Saggi introduttivi di Silvia Vegetti Finzi e Anna Salvo, La Vita felice, 2015

Alla ricerca di Camille Claudel

In  “Alla ricerca di Camille Claudel” presentiamo la scultrice, le sue opere, la sua biografia e alcune delle sue più significative lettere scritte durante il ricovero di 30 anni nel manicomio di Montdevergues. Il video di cui le riprese e il montaggio sono di  Milli Toja è stato registrato durante la prima al Circolo della Rosa di Milano il 30,1,2016.

Il libro con il copione dello spettacolo e altri testi è stato pubblicato dalla Edizioni Book  di Carla Cella.
Donne di parola “Alla ricerca di Camille Claudel”, Edizioni Book/Donne, Milano 2016

VIDEO Alla ricerca di Camille Claudel 

 

Lo spettacolo del 21.6.2015 delle Drag King allo Zelig

di Donatella Massara

 

Bello bello bello lo spettacolo di ieri allo Zelig di vl. Monza “I maschi” del Collettivo Drag King Atir Teatro Ringhiera, alla pagina FB potete vedere qualche fotografia. Purtroppo mi risuonava nelle orecchie l’annuncio delle sere precedenti quando al Piccolo all’inizio degli spettacoli dicono spegnete il cell, proibito scattare, girare video e non ne ho fatta neppure mezza di foto. Le attrici che conosco dall’inizio sono diventate sempre più brave, le idee sempre più precise, la regia compiuta. E’ aperto da un video dove le attrici già in veste da maschi attraversano situazioni spiazzanti collocate casualmente nella città. Ho cominciato a divertirmi quando Cristina – che ha un suo personaggio maschile biondo, vestito di pelle nera, piuttosto cattivo ma freddo, molto nordico con occhiali neri – indossato il casco, salta su una bicicletta e pedala. E via lo spettacolo prosegue ridicolizzando tic, stile e costumi del sesso maschile. Piaciuta moltissimo la scena della partita. Ma c’è di più: l’immaginario dei sessi è costretto a riguardarsi, a chiedersi dove inizia e finisce l’estetica dei sessi. La performance del genere, appunto, può saltare di fronte a una puntura di spilla. Una delle due drag queen, un maschio altissimo e allampanato si inerpica sui tacchi a spillo e affronta come spalla la scena su “Il portiere di notte” una terribile canzone di Enrico Ruggeri (se volete ascoltarla fatelo immaginando). Che cosa? Matilde una drag king piccolina che la interpreta, in divisa da portiere. Lei/lui ama una bionda ospite che gli si rivolge solo per chiedergli da bere. Ma ostinato sogna di portarla via e non lasciarla più, si immerge nell’asciugamano che conserva le sue forme e alla fine conclude che certamente lei lo vedrà e non sarà più il portiere della notte. Perché non lo sappiamo. Comunque la bionda lui/lei in pelliccia oltre a accogliere il di lei/lui struggimento la/lo solleva al momento opportuno come una figura di cartone, rovesciando tutti i sogni anche quello di Ruggeri. Finale dello spettacolo eccezionale con Maurizia. Anche lei ha un suo personaggio maschile più mite, ma aggressivo il giusto, se provocato sfodera vendicativi impulsi. Ha però un suo fascino duraturo, romantico e compreso nel ruolo così tanto che l’altra parte di sé è una bionda morbida che assomiglia a Valeria Marini, compare nel finale dove l’attrice è divisa in due, un profilo è lui, l’altro è lei, capelli corti, barbetta, camicia e pantaloni lui e tuta metallizzata d’oro con capelli biondi a metà schiena, bocca rossa è lei. Un grande lavoro di interpretazione e anche di trucco e sartoria. Complimenti a tutte. Di più non dico andatelo a vedere quando replica. Rischia di diventare un cult.

Il “Kollettivo Drag King” del Teatro Ringhiera-in “Domenica King” – 29.11.2015 Zelig, Milano di Ombretta De Biase

 

con: Angeli Elena, Boeri Mila, Castigliola Cristina, Cesarotti Elena, Colonna Fabio,  D’Ascanio Sara, Dei Giudici Paolo, Facheris Matilde, Faiolo Roberta, Ferrari Maurizia,  Gibbons Giulia Sarah, Marchioro Annagaia, Raimondi Sveva, Ratti Antonella, Salardi Cristina, Roveda Monica, Scano Claudia, Stoppa Chiara

 Donne che ‘fanno’ gli uomini  in uno spettacolo effervescente, una satira inedita, graffiante e irresistibile.

di Ombretta De Biase

In teatro non mi divertivo così da tanto tempo! Domenica 29 novembre 2015, allo storico  Zelig di Milano, è andato in scena lo spettacolo delle Drag King, un gruppo autogestito di 18 attrici e due attori che, con un ritmo ineccepibile e un perfetto lavoro sul corpo, hanno messo in scena modi d’essere maschili senza cadere nella facile trappola del gesto iperbolico, esagerato e, quindi, meno efficace. Con in sottofondo note canzoni scelte ad hoc e cantate in play-back, le nostre donne hanno ‘fatto’ gli uomini nelle varie situazioni  di vita quotidiana: in palestra, alla partita di calcio, al bar, nel rapporto con il danaro, mentre si contendono la donna – ovviamente interpretata da un uomo, Fabio Colonna – etc.., inscenando così i diversi ‘stati d’animo’ maschili, tradotti con abilità interpretativa dagli stereotipi, ognuno dei quali credibilmente caratterizzato. Il che, per inciso, non accade nei tanti spettacoli in versione Drag Queen, cioè di uomini che ‘fanno’ le donne; tutti divertenti ma perlopiù estetizzanti, rivolti cioè a stupire per i fastosi costumi e i gesti eclatanti piuttosto che per far satira sul vero universo interiore femminile. Al termine dello spettacolo mi sono chiesta se una platea formata tutta da uomini si sarebbe divertita come mi sono sono divertita io. Sicuramente sì, ma, immagino, ‘a denti stretti’. D’altronde  è  appunto questo il fine e il retrogusto della  satira d.o.c..

 

 

Djuna Barnes: vita e teatro

Lo spettacolo “Djuna Barnes: vita e teatro” ha avuto varie rappresentazioni.

La lettura della prima parte dello spettacolo “Djuna Barnes: vita e teatro”è su questo sito

Il video della serata alla Galleria delle donne Sofonisba Anguissola di Torino, 3,10,2014

Apriti cielo e Spazio Lambrate di Milano 14,11,2014 e 19,11,2014 per il Progetto Conflitto e Bookcity

Biblioteca di Baggio (Milano) insieme alla Libreria Linea di Confine per la rassegna Il tempo delle donne 25,9,2014

Alveare di Milano 8,2,2015 con la partecipazione speciale di Johanna Wollmann, danzatrice, responsabile della Scuola Carla Strauss

Circolo della Rosa di Milano 16,10,2016 con la partecipazione speciale di Johanna Wollmann, danzatrice, responsabile della Scuola Carla Strauss

Il libro con il copione e altri testi è stato pubblicato dalla Edizioni Book di Carla Cella, Donne di parola “Djuna Barnes: vita e teatro”, Edizioni Book/Donne, 2014

Donatella Massara Carla Cella

Alessandra Signorini della Scuola Carla Strauss e suo marito

Cristina Salardi Maurizia Ferrari Carla Cella

Le libraie della Libreria Linea di Confine

 

all’Alveare di Milano 8,2,2015

Johanna Wollmann della Scuola Carla Strauss Donatella Massara Laura Modini.

I reading per “Risotto al veleno”

Abbiamo presentato con un reading di 20′ il romanzo “Risotto al veleno” di Donatella Massara nel  2014 a Apriti cielo, alla Libreria Linea di confine di Baggio (Milano), al CDM di Milano, alla Galleria delle donne Sofonisba Anguissola di Torino.

Il reading è ascoltabile su questo sito

Il video della serata alla Galleria delle donne Sofonisba Anguissola di Torino con la presentazione di Cristina Saurin e la partecipazione di Gabriella Montone e Milli Toja 13,12,2014

Apriti cielo Milano con la presentazione di Laura Modini 19-26,1,2014

Libreria “Le cicale operose” a Livorno con la presentazione di Laura Modini 1,10,2016

“Le cicale operose” Laura Modini, Donatella Massara, Cristina Salardi, Maurizia Ferraris con Letizia Del Bubba Tolomei, Maristella Diotiaiuti e Federico Tortora

Apriti cielo: Cristina Salardi Donatella Massara Laura Modini

Maurizia Ferrari Cristina Salardi Donatella Massara Laura Modini

Nico De Felice Donatella Massara “Risotto al veleno”

Libreria Linea di confine a Baggio (Milano) con la presentazione di Laura Modini 28,6,2014

Maurizia Ferrari Cristina Salardi Laura Modini

Cristina Salardi

 

CDM cs. Garibaldi Milano con la presentazione di Renata La Greca 24,5,2014

Cristina Salardi Donatella Massara Laura Modini

 

Maurizia Ferrari Cristina Salardi Donatella Massara

Parolin e Pellegrinelli

 

 

Anima mundi 2015

Anima Mundi 2015 VI ed. al Teatro Franco Parenti via Pier Lombado 14 – Milano

9,3,2015

Programma:

“Le Trovatore” di Marirì Martinengo (v. I-II quaderni di Via Dogana- Libreria dellAe Donne di Milano)

“Passione 1514” di Maricla Boggio e Franco Cuomo (Marsilio editore)

Direzione, Riduzione drammaturgica e Regia di Ombretta De Biase

Con: Angelica Cacciapaglia, Maurizia Ferrari, Giovanni Giangiobbe, Annamaria Indinimeo, Francesco Manicone, Donatella Massara, Laura Modini, Cristina Salardi, Francesco Tinnirello

Passione 1514: (da sinistra) Francesco Manicone, Maurizia Ferrari, Angelica Cacciapaglia, Cristina Salardi, Laura Modini, Francesco Tinnirello

Passione 1514 (da sinistra) Giovanni Giangiobbe Francesco Manicone Cristina Salardi Donatella Massara Annamaria Indinimeo

Passione 1514  (da sinistra) Ombretta De Biase Donatella Massara Giovanni Giangiobbe Francesco Manicone Maurizia Ferrari Maricla Boggio Cristina Salardi Annamaria Indinimeo Angelica Cacciapaglia Francesco Tinnirello Laura Modini

Le Trovatore (da sinistra) Giovanni Giangiobbe Francesco Tinnirello Francesco Manicone Annamaria  Indinimeo Laura Modini Angelica Cacciapaglia Donatella Massara

Alle prove: (da sinistra) Annamaria Indinimeo Maurizia Ferrari Francesco Manicone

Presentazione di  Marirì Martinengo 

Presentazione di Ombretta De Biase 

Biografie delle compositrici per “Djuna Barnes: vita e teatro”

 

Backer Grøndahl, Agathe (1847-1907) nata in Norvegia, si trasferì con la famiglia in Germania, a Berlino, dove riscosse un grande successo per la sua personale interpretazione del Quinto concerto in mi bemolle maggiore per pianoforte, detto l’Imperatore, op. 73 di Ludwig van Beethoven. È ricordata nella storia musicale norvegese come la più grande pianista e prima compositrice della sua epoca. La sua vasta produzione comprende melodie per voce e pianoforte, brani per pianoforte, lo Scherzo per orchestra sinfonica e gli Studi da concerto. Benché la carriera di Agathe Backer Grøndahl si sia svolta nel periodo d’oro del tardo romanticismo, il suo stile rimanda alla musica dei compositori precedenti, compresi Schubert e Mendelssohn.

 

 

Carreño, Teresa, (1853-1917) chiamata la leonessa venezuelana, figlia di Clorinda de Sena y Toro (nipote di Simón Bolívar) e di Manuel Antonio, (il cui padre, Cayetano Carreño, fu maestro di cappella della cattedrale di Caracas) fu conosciuta soprattutto per la sua attività di cantante e pianista, svolta negli Stati Uniti e in Francia. Diede alla luce cinque creature con 4 diversi mariti ma solo Teresita seguì la strada della madre. Teresa Carreno compose numerosi brani per pf, tra cui Valse Teresita– pubblicato in diversi paesi-ballate, mazurche, una marcia funebre, il Saludo a Caracas, Capricci, Elegie, l’Intermezzo scherzoso, l’Himno a Bolívar per coro e orchestra, la Serenade per orchestra d’archi, il Quartetto per archi, l’Himno a El lustre Americano, per coro e orchestra.

 

 

Rhut Crawford Seeger (1901-1953)

Donna di straordinarie qualità musicali e umane, con il diploma di pf, ottenuto al conservatorio di Chicago, cominciò a dare lezioni per potere continuare nello studio della composizione con Adolf Veidig e nello studio di musicologia con Charles Seeger, che dopo tre anni divenne suo marito. Fu la prima donna americana a vincere il premio Guggenheim nel 1930, che le permise di stare un anno a Parigi dove, libera da problemi economici, compose alcuni dei suoi migliori lavori: il Quartetto d’archi e i celebri Chants per coro femminile, due Suite per 5 strumenti a fiato, Diaphonic suite, Rissolty Rossolty una originale American Fantasia per orchestra, costruita su melodie popolari e commissionatale dalla CBS, uno dei più grandi network televisivi presenti negli Stati Uniti d’America. Col marito e col poeta statunitense Carl Sandburg cominciò la trascrizione di centinaia di melodie popolari e folkloristiche. In contemporanea alla cura della sua prole (4 creature più un figliastro) fece qualunque lavoro per contribuire a mantenere la numerosa famiglia durante gli anni della depressione economica. Si dedicò all’insegnamento del pianoforte in una scuola dell’infanzia, e, sensibile ai bisogni delle madri, bisognose di un tempo per sé, si preoccupò di promuovere nel suo quartiere un asilo nido. Compose musica adatta all’infanzia e alla gioventù: Animal folk song for Children, Christmas Folk Songs Children; romanze ispirate dagli ideali del gruppo Composers Colletive, compositori e compositrici che nel periodo della grande depressione dimostravano simpatia per i lavoratori e il proletariato: Sacco e Vanzetti, Laundryman, Prayer of steel. Morì a 52 anni lasciando oltre a molte opere incompiute, tanti lavori vocali e strumentali.

 

 

Zuckermann, Augusta (1885-1981) compositrice, cantante e pianista statunitense, conosciuta come Mana Zucca, fu una fanciulla prodigio. Debuttò a soli sette anni come pianista e studiò con Leopold Godowsky, Ferruccio Busoni e Hermann Spielder. Compose il Concerto per pianoforte e orchestra, il Concerto per violino e orchestra, due opere liriche Hypatia, e The Queue of Ki-Lu, il balletto The Wedding of the Butterflies e My Music Calendar, 366 brani per pf, uno per ogni giorno dell’anno. Il suo nome è legato soprattutto ai brani di musica da camera eseguiti anche da cantanti di musica leggera: I love life, Be not afraid, The Golden Rule. Scrisse circa 1100 lavori. Fu insignita dall’Università di New York con la laurea honoris causa in musica, e destinataria della medaglia del Congresso degli Stati Uniti, nel 1975.

 

 

Kralik von Mayerswalden, Mathilde (1857-1944), compositrice e pianista austriaca, ebbe valenti maestri, fino a quando entrò nel conservatorio di Vienna dove studiò composizione con Franz Krenn. Fu autrice di molti lavori corali che comprendono opere, melodrammi, cantate sacre e profane e arrangiamenti di testi scritti dal fratello Richard. Fu presidente della Società corale delle donne di Vienna e socia di diverse associazioni tra cui l’ Austrian Composers Union e la Vienna Bach Society.

 

 

Wieck Schumann, Clara (1819-1896) pianista e compositrice germanica, fu una fanciulla prodigio. Si esibì per la prima volta in pubblico all’età di nove anni e diede i suoi primi concerti, a dieci anni, a Dresda e a Lipsia, al Gewandhaus, con un programma dove erano incluse variazioni su un tema da lei scritto. Figlia d’arte, (la madre, Marianne Tromlitz, era cantante lirica e il padre, Friedrich Wieck, maestro di pianoforte) divenne famosa per le sue brillanti esibizioni pianistiche nelle più importanti sale e teatri europei, che le valsero l’appellativo di soave incantatrice. Madre premurosa di otto creature, (a parte quelle vissute pochi giorni o nate morte) fu revisore delle composizioni del marito Robert, col quale tenne un epistolario, testimonianza del loro contrastato amore (da parte del padre Wieck) e affresco affascinante dell’ambiente musicale e culturale nel quale erano immersi. Numerosi sono i suoi lavori orchestrali, vocali, da camera e per pianoforte che vedono la luce in quegli anni.

 

 

Boulanger, Maria-Juliette Olga Lili (1893-1918), compositrice francese, figlia d’arte, fu guidata dalla sorella Nadia, pianista e nota didatta, nella sua breve vita e precoce carriera musicale. Nel 1912 entrò nella classe di composizione di Pierre Vidal, al conservatorio di Parigi, e nel 1913 vinse il Prix de Rome, con la cantata Faust et Hélène (prima donna a ricever questo ambito premio che le permise di firmare un contratto di pubblicazione con la casa editrice Ricordi). Nonostante di salute cagionevole, si adoperò col Comité Franco-Américain da lei fondato, per mantenere le relazioni tra i musicisti e le loro famiglie durante la guerra. La sua produzione rivela una scrittura caratterizzata dalla sapienza contrappuntistica e da un ardente lirismo, non solo nella musica da camera, ma anche nei larghi corali e nelle musiche orchestrali.

 

Andrée, Elfrida (1841-1929), prima di essere riconosciuta come musicista, è stata la prima donna telegrafista svedese, grazie alle sue pratiche di rivendicazioni a favore dei diritti delle donne. Aveva un carattere forte e una grande talento artistico. Nonostante si fosse diplomata in organo presso il Conservatorio di Stoccolma, dovette superare molti pregiudizi prima di essere nominata organista della cattedrale di Göteborg. Compose molti lavori di vario genere: sinfonie, concerti, musica da camera, pezzi per pf, messe, canzoni e molti lavori per organo. Fu una infaticabile organizzatrice di concerti, partecipò a recital organistici, allestì un coro, diresse circa ottocento concerti popolari, conquistandosi il merito di far parte della Reale Accademia Musicale.

 

 

Tailleferre, Germaine (1892-1983) compositrice francese, studiò contro il volere del padre al Conservatorio di Parigi dove si distinse subito per le sue doti musicali. Incoraggiata dai suoi compagni di studio e spronata dai suoi insegnanti, si cimentò nello studio del contrappunto ottenendo il primo premio nel 1913. Il suo vero nome era Marcelle Taillefesse che volle cambiare quale reazione verso il padre che, pur avendo acconsentito suo malgrado al desiderio della figlia di studiare musica (dopo aver visto i risultati brillanti da lei conseguiti), non volle economicamente aiutarla. Germaine, esponente del Gruppo dei Sei, negli anni tra le due guerre mondiali fu la compositrice più famosa della sua generazione. La sua vasta produzione include vari generi musicali: operette, balletti, brani per orchestra e per banda, per coro, per pianoforte, per voce. Nelle Six chansons françaises, per voce e pianoforte, ognuna dedicata a un’amica, utilizzò dei testi risalenti al XV-XVII e XVIII secolo e riguardano la condizione della donna.

 

 

Holmes, Augusta Mary Anne (1847-1903), parigina di origine irlandese, studiò con famosi maestri del tempo e compose con lo pseudonimo Hermann Zenta. Le sue opere liriche Héro et Léandre, Astarté, Lancelot du lac, non furono mai rappresentate. Le sue liriche da camera di cui scrisse anche i testi sono: Himne à Héros, La sérénade printanière, Le griffes d’or e Les sept péchés capitaux, il poema sinfonico Andromède . Scrisse anche molti lavori orchestrali, Rêverie Tzigane, Tre Piccoli pezzi per flauto e pianoforte, Fantasie per clarinetto e pianoforte , Ce qu’on entend sur la montagne, per pianoforte; Polonaise per pianoforte.

 

 

Grandval, de Reiset Marie Félicie Clémence (1830-1907), compositrice francese, sin da bambina incominciò gli studi musicali e ancora adolescente cominciò a comporre. La prima sua operetta in un atto, Le sou de Lise, fu rappresentata a Parigi e pubblicata con lo pseudonimo Caroline Blangy. Nel 1880 vinse il concorso Rossini con l’oratorio La fille de Jaïre. Oltre alle nove opere drammatiche, lasciò una grande opera in cinque atti Mazeppa, tre sinfonie, due concerti, opere da camera, molti pezzi per pianoforte e lavori vocali. La sua scrittura versatile e vigorosa ottenne riconoscimento e recensioni favorevoli per il suo talento nell’affrontare una vasta gamma di generi musicali.

 

 

Bonis, Mélanie Hélène (1858-1937), compositrice francese, annovera tra i suoi lavori brani per canto (spirituali e profani), per organo, per pianoforte a 2 e a 4 mani, per coro, per violoncello e per orchestra. Le sue composizioni, caldamente lodate da Camille Saint-Saëns, di stile post romantico, sono caratterizzate da una forte ispirazione che nutre una psiche ipersensibile, un’anima mistica e appassionata. La sua è una musica che gioca con armonie e ritmi originali e sapienti, che si tinge dei colori dell’impressionismo e della musica orientale.

 

 

Beatrice Campodonico (1958). Nata a Milano, si è diplomata in Composizione, Musica Corale e Direzione di Coro. Alla sua attività di compositrice ha affiancato quella di Direttrice di Coro, di attiva promotrice della musica contemporanea e di docente, ruolo che da quest’anno svolge presso il Conservatorio di musica di Milano. La sua produzione, (musica solistica e da camera per vari organici, compresi quelli dedicati alla didattica) è edita e incisa su CD. Lo stile di Beatrice Campodonico si colloca in quella difficile terra di frontiera che cerca di conciliare la comunicazione con il pubblico e la ricerca compositiva più avanzata.

 

Rebecca Clark, (1886-1979) eminente compositrice e violista inglese, della generazione di Ethel Smyth, Lehmann Liza e White Maude Valérie, è stata una delle prime donne inglesi a studiare composizione mantenendosi con la sua attività di violista nell’orchestra professionale di Londra (una delle poche donne (sei) ammesse a suonare nei gruppi più prestigiosi di musica camera. Stabilitasi negli Stati Uniti dopo la prima guerra mondiale ebbe protezione e amicizia da Elisabeth Sprague Coolidge, grande musicista e promotrice della musica da camera. Nella produzione della Clarck si annoverano brani per voce, per coro e pezzi strumentali tra cui la Sonata per viola, con la quale vinse il 2° premio nel concorso del 1919 di Mrs Coolidge, firmata con uno pseudonimo. “Avreste dovuto vedere le facce della giuria quando fu rivelato che il compositore era una donna!” scrisse la Coolidge. Anche il Pianoforte Trio si conquistò il 2° posto nel 1921 al concorso indetto dalla stessa Mrs Coolidge che le commissionò per il festival di Pittsfield del 1923, la Rapsodia per voce e pianofortef. Nata in Inghilterra, la Clark studiò presso il Royal College of Music e Royal Academy of Music, e trascorse la sua vita tra il suo paese e gli Stati Uniti. Una storia d’amore con un uomo sposato minò la sua vena creativa e la attività concertistica. Dopo la seconda guerra mondiale si stabilì a New York, sposò il pianista James Friskin nel 1944, e da allora suonò e compose poco. Intorno ai novantanni fece in tempo a godere di una piccola rinascita (come la chiamò lei) della sua musica.

 

Bibliografia:

The New Grove Dictionary of Women Composers, ed. di Julie Anne Sadie and Rhian Samuel, London, Macmillan, 1994.

Donne in musica, di Patricia Adkins Chiti, Roma, Armando, 1996.

 

 

Djuna Barnes: vita e teatro

 

Testo a cura di Donne di parola (Attilia Cozzaglio, Maurizia Ferrari, Donatella Massara, Laura Modini, Cristina Salardi) – Questa lettura ha avuto varie rappresentazioni nella sua versione teatrale completa   con la poesia “Six Songs of Khalidine”  e “Maggie dei santi”, shortplay, siamo state nel 2014 e 2015: Associazione Sofonisba Anguissola di Torino, Spazio Lambrate di Milano, Biblioteca di Baggio (Milano) insieme alla Libreria Linea di Confine, all’Alveare di Milano. Esistono alcune registrazioni video dello spettacolo. I links sono alla sezione Eccoci in scena “Djuna Barnes: vita e teatro”. Qui segnalo il video dello spettacolo girato  a Torino il 3,10, 2014 all’Associazione Sofonisba Anguissola la prima parte dello spettacolo con la biografia della scrittrice, la seconda parte con la poesia “Six songs of Khalidine” e  la terza parte  con la rappresentazione di “Maggie dei santi”, lo short play di Djuna Barnes e le riprese sono di Milli Toja. Il copione dello spettacolo è stato pubblicato in “Djuna Barnes: vita e teatro” edizioni Book/Donne

video a cura di Carla Cella

musiche a cura di Antonietta Berretta dell’Associazione Magistrae Musicae:
vai a “Biografie delle compositrici per Djuna Barnes: vita e teatro (a cura di Antonietta Berretta)

1 Impromptu

Backer Grøndahl, Agathe (1847-1907)

2 Valse My Teresita

Carreño, Teresa, (1853-1917)

3 Music for small orchestra

Rhut Crawford Seeger (1901-1953)

4 I love life

Zuckermann, Augusta (1885-1981) conosciuta come Mana Zucca

5 Rapsody in fa minore

Kralik von Mayerswalden, Mathilde (1857-1944)

6 Scherzo n. 2, op. 14

Wieck Schumann, Clara (1819-1896)

7

Ruth Crawford, Tree Songs Prayers of steel 

8 D’Un soir triste

Boulanger, Maria-Juliette Olga Lili (1893-1918)

9 Trio per pf n2
Andrée, Elfrida (1841-1929)

10 Partita per pf

Tailleferre, Germaine (1892-1983)

11 Giga irlandese

Holmes, Augusta Mary Anne (1847-1903)

12 Romance per oboe

Grandval, de Reiset Marie Félicie Clémence (1830-1907)

13 Soir -Matin

Bonis, Mélanie Hélène (1858-1937)

14 Notturno per flauto e pianoforte

Beatrice Campodonico (1958)

15 Sonata per viola

Rebecca Clark, (1886-1979)

gli altri inserimenti musicali sono:

L’internazionale diretta da Arturo Toscanini

Bread and Roses cantata dal coro di Joan Baez

Solidarity for ever cantata dal coro e da Pete Seeger

Crazie Blues cantata da Mamie Smith – 1920

I’ve found a new baby cantata da Ethel Waters – 1925
Any woman’s blues cantata da Bessie Smith – 1923

Su Radio Onda rossa per la trasmissione “E’ una calamità di cui ci rendiamo perfettamente conto” il 31,3, 2015 è andata in onda l’intervista a Donatella Massara su Donne di parola e la registrazione in anteprima di Djuna Barnes: vita e teatro 1a

pod cast sul sito della trasmissione a cura del CLR (Collettivo Lesbiche Romane)

 http://www.clrbp.it/portfolio/web-radio-donne-di-parola/

La registrazione è stata effettuata il 24,3,2015 presso lo Studio Red di Gabriele De Rossi

Risotto al veleno

La lettura recitata di “Risotto al veleno” presenta alcune pagine del romanzo, un giallo, scritto da Donatella Massara pubblicato nel 2014 dalla casa editrice ebook@women in versione elettronica. La lettura è stata anche trasmessa da Radio Onda Rossa nel corso della puntata del 4/11/2014 ore 21,15 dedicata al libro e alla sua autrice nella trasmissione “E’ una calamità di cui ci rendiamo perfettamente conto” a cura del CLR (Collettivo Lesbiche Romane)
(per ascoltarla http://www.clrbp.it/portfolio/risotto-al-veleno-di-donatella-massara/)

Le immagini delle presentazioni sono a Eccoci in scena “I reading di “Risotto al veleno”

 

Interpreti:

Donatella Massara: la narratrice

Maurizia Ferrari: Marisa, Mariella, Gloria

Cristina Salardi: Cinzia

Registrazione del 26/10/2014 presso lo Studio Red di piazzale Zavattari

Una radice, tante case di Lea Melandri

‘Una radice, tante case’ di Lea Melandri è la rielaborazione di uno scritto pubblicato in “Le passioni di Lea. Storia di un incontro ravvenate” a cura di Piera Nobili, Maria Paola Patuelli, Serena Simoni, Longo, Ravenna, 2006

“Una radice, tante case” è letto da Lea Melandri

Musica: Piccola Orchestra Zaclen, “Valzer n.1”

 

Registrazione del 26,10,2014 presso RED di piazzale Zavattari

“Djuna Barnes vita e teatro” Come nasce

Lo spettacolo “Djuna Barnes vita e teatro”. Come nasce

Djuna Barnes è l’autrice nota per “Bosco di notte”, pubblicato nel 1936 e tradotto in italiano nel 1968. Poi di lei sono stati negli anni anche tradotti e pubblicati i racconti in “Fumo” e “La passione”. E’ solo nel 2013 quando, con mia grande sorpresa, di Djuna Barnes di cui, da anni, non si sentiva più parlare, ho trovato, alla Libreria delle donne di Milano, un libro nuovo, appena pubblicato – Djuna Barnes, “Animali quasi umani. Short plays”. Era stato tradotto il suo teatro, composto fra il 1916 e il 1923. 16 atti brevi, pubblicati su riviste, alcuni messi in scena che in Italia erano del tutto sconosciuti. Sono uno straordinario lavoro di drammaturgia, di cui la critica si domanda, ancora, se è possibile la rappresentazione. Il libro l’ho portato al laboratorio di recitazione condotto da Ombretta De Biase, frequentato da Laura Modini e me. Anche Ombretta è stata impressionata da questo teatro che non conosceva e ci ha proposto di scegliere un pezzo, fra quelli pubblicati, che intuitivamente ci attirasse. Ho scelto “Maggie dei santi” e Laura e Ombretta hanno condiviso la scelta. L’abbiamo imparato e rappresentato, con la regia della nostra maestra, che ha elaborato, minimamente, il testo. In Italia è sicuramente la prima rappresentazione. Il debutto è stato per la Giornata Mondiale del Teatro 2014, dedicata agli atti unici, il 29,3,2014,  al teatro di Torre Boldone (Bg). Nel frattempo abbiamo deciso di partecipare al Progetto conflitto indetto dall’associazione Apriti cielo, a Milano. Per questo progetto sono già state organizzate alcune mostre e noi abbiamo fatto il finissage della seconda. Intanto ho cominciato a studiare la biografia di Djuna Barnes. Sapevo già della sua vita a Parigi e della relazione con Thelma Wood dal bellissimo documentario di Andrea Weiss “Paris was a woman”. Approfondendo l’argomento mi ha sorpreso che nella sua biografia si parlasse di abusi sessuali e forse di incesto. Non è l’unica scrittrice che ha vissuto questo dramma dell’infanzia. Sono convinta che il femminicidio sia associabile a una lunga storia di abusi sessuali verso le donne dentro la famiglia. Patrizia Bonini Mingori mi ha detto su Facebook “E un’ipotesi più che plausibile dato che l’incesto, fra l’altro molto diffuso anche dalle mie parti (le zone dell’Appenino emiliano) almeno fino agli anni 50, faceva parte delle prerogative dittatoriali del padre padrone, ed e’ stato spesso temuto dalle madri. Possesso e volontà di dominio sono presenti in entrambi i casi, credo, e si accompagnano a lunghe sedimentazioni culturali che hanno autorizzato la sessualità maschile a non conoscere ne’ freni ne’ trasformazione.” L’odio che porta all’assassinio attraversa terreni lontani nel tempo che fanno parte di una storia inconscia del sesso maschile. Parlo dell’incesto, degli abusi che sono avvenuti nelle famiglie di ogni ceto sociale. E’ una storia che ho visto agita nelle scrittrici americane che hanno avuto più libertà delle italiane di raccontarsi. Sono convinta che la lotta contro il femminicidio parta dagli oscuri legami, nella storia maschile di genere, con l’incesto e senza questo passaggio sia difficile venirne a capo, sia da parte delle donne che subiscono che da parte di quei maschi che subiscono anch’essi, diventando degli ignobili portatori di morte. E’ anche per questa spinta politica che ho proposto alle compagne di Donne di parola di impegnarci a interpretare la biografia di Djuna Barnes che anticipasse la nostra piece di 15′. Abbiamo molto parlato fra di noi su come comunicare la parte della vita di Djuna che riguardava la sua infanzia e il possibile stupro da parte paterna, episodio su cui lei è oscura. Sappiamo che della sua biografia lei ha fatto materia per i suoi romanzi. In “Ryder” la storia della sua famiglia è raccontata in una maniera folgorante. La materia più dolorosa da dirimere lei riesce a sottoporla al lavoro dell’immaginario costruendo la tensione irrisolta, tragica e sfumata fra pietas, ironia e odio verso colui che rappresenta nella finzione il suo vero padre.

 

Siamo partite assemblando alcune parti della biografia tradotta in italiano di Andrew Field. Come dice Valeria Gennero, Field è: «perniciosamente attento a cancellare ogni presenza femminile dalla vita di Djuna Barnes (di cui nega, con esiti poco convincenti, lo stesso lesbismo)». Siamo passate alla biografia che esiste solo in inglese di Phillip Herring. E da qui abbiamo ricavato le parti necessarie per fare parlare la prima parte della vita di Djuna, quella relativa alla sua famiglia, alla nonna Zadel, centralissima per la sua educazione, alla sua infanzia, agli esordi nell’ambiente del Greenwich e quindi alla sua partecipazione all’esperienza teatrale, diciamo, alternativa del Provincetown Players. La seconda parte della vita di Djuna è riassunta in poche pagine. E’ quella degli anni parigini, dalla fine della prima guerra mondiale fino all’inizio della seconda, e poi del suo ritiro, quando vivrà spesso in povertà e malata a New York, scrivendo molto poco, Abbiamo così condensato le sue scelte intorno alle relazioni femminili. Puntando, per esempio, sulla prima conosciuta storia d’amore di Djuna con una donna. Francesca Piccone ha tradotto l’unica poesia dedicata alla memoria di Mary Pyne e la interpreta, sostituita da Cristina Salardi, quando non riesce a raggiungerci.

 

Donne di parola è un laboratorio aperto dove possibilmente  tutte fanno tutto: scelgono, scrivono, partecipano, senza avere delle esperte. E’ inoltre un laboratorio aperto dove entrare e uscire senza essere impegnate diciamo ‘da contratto’. Per noi conta esserci quando c’è il desiderio, la passione, la libertà per fare anche solo pratica di lettura e stare insieme a condividere un lavoro sull’immaginario, la scrittura, l’analisi dei testi e delle scrittrici. E’ una pratica politica fra donne. Varie donne sono passate in Donne di parola e molte se ne sono andate e forse torneranno oppure no. Del gruppo originario per ora ci siamo: Attilia Cozzaglio, Laura Modini e me. Quando siamo partite verso giugno di quest’anno con Djuna Barnes c’era anche Cristina Parolini, che poi se ne è andata, sono però arrivate Cristina Salardi e Maurizia Ferrari, due amiche che fanno teatro da alcuni anni e gli si dedicano con passione e bravura, frequentando spesso i corsi di recitazione. Con noi c’è poi Carla Cella, una brava artista, che ha scelto, a conclusione del lavoro di lettura, di occuparsi solo della proiezione, per la parte grafica e di conduzione. E insieme abbiamo costruito la proiezione delle immagini che ho raccolto acquisendole dai libri e da Internet.

 

Confrontati, i vari testi fatti arrivare dagli USA, ci hanno confermato nelle ipotesi che avevamo discusso. Abbiamo escluso alcune parti della sua vita, sia che parlassero dei due tentativi di suicidio sia che approfondissero l’intrico di situazioni dove le relazioni con gli uomini si intrecciavano con le donne. Come è già successo altre volte io scelgo, traduco e propongo e poi il testo viene limato, discusso, cambiato fino a che le lettrici non sono tutte in sintonia con quello che si sta leggendo e questa pratica fa sì che veramente il testo finale, il copione sia un prodotto collettivo. Il metodo di lavoro è stato quello di trovarci, come facciamo di solito, leggendo, discutendo e tagliando il testo man mano che procedevamo.

 

Alla fine è stata costruita la proiezione usando le immagini d’archivio che erano pubblicate sui libri americani. Il testo è stato preso in carico da Attilia Cozzaglio che lo ha redatto, omogeneizzando i tempi, ripulendolo e organizzando le parti che poi ognuna di noi si è scelta. Il testo dello spettacolo è stato pubblicato dalla Edizioni Book/Donne.

 

 

Bibliografia

 

 

Djuna Barnes, “Greenwich Village as it is”, The Phoenix Bookshop, 1978

 

Djuna Barnes, “Bosco di notte, Bompiani, 1979

 

Djuna Barnes, “Creatures in an alphabet”, The Dial Press, 1982

 

Djuna Barnes, “Ryder”, Bompiani, 1989

 

Djuna Barnes, “Ladies Almanack”, ed. by Karla Jay e Susan Sniader Lanser, NY University Press, 1992 (ebook)

 

Djuna Barnes, “La passione”, Adelphi 1994

 

Djuna Barnes, “Fumo”, Adelphi, 1994

 

Djuna Barnes, “Anche le ragazze tireranno di boxe”, Novecento, 1994

 

Djuna Barnes, “The book of repulsive women, 8 rhytms and 5 drawings”, Sun & Moon Press, 1994

 

Djuna Barnes, “The Antiphon”, Green Integer, 2000

 

Djuna Barnes, “Camminare nel buio. Lettere scelte a Emily Holmes Coleman (1934-1938)”, Archinto, 2004

 

Djuna Barnes, “The book of repulsive women and other poems”, Fyfyeld Books Carcanet Press, 2003

 

Djuna Barnes, “Animali quasi umani. Short plays” petite plaisance, Pistoia, 2013

 

AA.VV., “Women’s Writing in exile” ed. by Mary Lynn Broe & Angela Ingram, The University of North Carolina Press, 1989

 

AA.VV. “Silence and power. A revaluation of Djuna Barnes” ed.by Mary Lynn Broe, Southern Illinois University Press, 1991

 

Steven Watson, “Strange bedfellows. The first american avant-garde”, Abbeville Publishers, 1991

 

Gertrude Stein, “Portrait of Mabel Dodge at Villa Curonia – Ritratto di Mabel Dodge a Villa Curonia”, Estro, 1993

 

Andrew Field, “Djuna.Vita e tempi di Djuna Barnes”, Sperling, 1993

 

“Gertrude Stein in words and pictures. A photobiography”. Edited by Renate Stendhal, Algonquin Books of Chapel Hill, 1994

 

Phillip Herring, “The life and work of Djuna Barnes”, Viking, 1995

 

Andrea Weiss, “Paris was a woman. Portraits from the Left Bank”, Harper San Francisco, 1995

 

Valeria Gennero, “L’anatomia della notte: Djuna Barnes a Nightwood”, Edizioni Sestante, 2002

 

Deborah Parsons, “Djuna Barnes”, Northcote House, 2004

 

Andrea Barnet, “All night party. The women of bohemian Greenwich Village and Harlem 1913-1930”, Algonquin Books of Chapel Hill, 2004 (ebook)

 

 

 

 

Carolyn G. Heilbrun e/o Amanda Cross

Una nota su Carolyn G.Heilbrun

Carolyn Heilbrun, “Scrivere la vita di una donna, La Tartaruga, 1990. E’ un libro importante perchè con una scrittura fluida e colta ma congiunta alle vicende personali – così che la scrittura diventa ciò che trasmette il senso della vita di una donna – dice che per cambiare la vita delle donne occorre scrivere la loro biografia e che queste biografie formano le donne. Perchè da sempre i biografi nascondono l’essenziale della vita delle donne e loro stesse non riescono a mettersi al centro della loro esistenza. Come se fossero sempre state inviate sulla terra per compiere delle missioni in cui loro non ci sono in carne e d ossa. Ma quello che colpisce in Carolyn Gold (il suo secondo nome) è che scrivesse anche come Amanda Cross (per anni nessuno la identificò con la professoressa universitaria ordinaria di cattedra alla Columbia University). Scriveva romanzi gialli dove chi investiga è Kate Fensler. Per sua dichiarazione, era la creatura che avrebbe voluto essere, una figlia a cui aveva dato tutti i doni. E così con l’immaginazione Carolyn continuava a scrivere quella ‘biografia’ femminile che lei – lette tutte quelle che erano state pubblicate- non considerava mai sufficiente a spiegare che cosa succede nella vita di una donna, soprattutto se è una nota intellettuale, politica, poeta, fondatrice di ordini religiosi etc. Perchè le donne si sottomettono ai luoghi comuni, agli stereotipi o alle proiezioni scritte dai loro biografi. Ma saranno le biografie veritiere che cambieranno la vita delle donne. La parola femminile che scorre fra le donne ne cambia la vita così come era avvenuto, diceva, con il femminismo. Le donne prendono coraggio di sè stesse. Le sue pubblicazioni, come scrittrice di gialli, sono 15, 6 sono state tradotte in italiano. Carolyn Heilbrun ha anche scritto la biografia di Gloria Steinem, “The education of a woman. The Life of Gloria Steinem” NY, Dial, 1995. Interessante è la sua biografia Susan Kress, “Carolyn G. Heilbrun. Feminist in a tenured position with a new epilogue, 1997, 2005, University of Virginia. Carolyn nata nel 1926, muore suicida a 77 anni nel 2003. E’ questo il nuovo epilogo di cui parla Susan Kress che, dopo la prima edizione, era diventata anche sua amica. Morì all’improvviso, in buona salute. Il giorno prima suo marito Jim, si era sentito male per un’allergia al vino, durante una festa. E lei l’aveva portato a casa, andandosene senza salutare. Lasciò un biglietto con scritto “The journey is over. Love to all. Carolyn”. In “The last gift of time. Life beyond sixties” pubblicato nel 1997 aveva scritto che si sarebbe suicidata arrivata a 70 anni, poi aveva resistito ancora. Un’autrice tranquilla, sicura di sè, senza esibizioni, e molto intelligente sia nei gialli che nella saggistica.

Maggie dei santi

La versione con la sola rappresentazione di “Maggie dei santi” (15′)  di Djuna Barnes regia di Ombretta De Biase con Donatella Massara e Laura Modini (Compagnia Teatrale Gilda) riprese di Amneris Pinelli è visibile su You Tube a questo indirizzo

https://www.youtube.com/watch?v=7coqmcYpO0Y&feature=youtu.be

La versione più lunga di “Maggie dei santi” di Djuna Barnes video di Amneris Pinelli di 29’16”  è divisa in tre parti

1) Introduzione della regista Ombretta De Biase alla rappresentazione di “Maggie dei santi” di Djuna Barnes del 12,7,2014 a Apriti cielo! (via Spallanzani 16, Milano)

2) “Maggie dei santi” di Djuna Barnes con Donatella Massara e Laura Modini

3) Dibattito dopo lo spettacolo 

Maggie dei santi: quando l’arte diventa politica di Serena Fuart

 

Non è certo una novità che si possa fare politica anche attraverso l’arte. Si riesce in tal modo a trasmettere delle sensazioni e dei messaggi non facilmente esprimibili con dei classici discorsi, producendo un nuovo senso delle cose e delle modificazioni simboliche talvolta molto potenti.

E’ proprio questo che è successo sabato 12 luglio ad Apriti Cielo!, quando, Donatella Massara e Laura Modini, di Donne di parola, con la regia di Ombretta De Biase, hanno rappresentato Maggie dei santi, short play di Djuna Barnes, (del 1917) della durata di 15.

Una rappresentazione che, mettendo in scena un lungo dialogo tra madre e figlia, ha fatto emergere la complessità, la potenza, l’amore e il dolore che caratterizzano questo rapporto, un tipo di relazione che ancor oggi viene spesso tralasciata, negata, o interpretata secondo parametri maschili che la vedono quasi esclusivamente competitiva e basta.

Le due protagoniste sono una figlia di 60 anni e una madre di 90, attraversate da un profondo, tagliente, misterioso conflitto che le mette duramente a confronto. Maggie è custode di una Chiesa che pulisce e lustra tutti i giorni da anni, è una donna provata da una vita di duro lavoro. La madre, al contrario, ha goduto di un’esistenza diversa, libera e di benessere anche se non ricorda molte cose, e passa i suoi ultimi giorni immersa nella preghiera e nella lettura delle Scritture vivendo in un universo di fede fuori dalla realtà del mondo e delle cose.

La rappresentazione è molto forte, mi colpisce Maggie quando cerca l’amore e l’approvazione della madre mentre questa non l’ascolta, non ci riesce e non la capisce. E’ un dialogo sordo per entrambe ingabbiate nella loro visione delle cose. Percepisco l’amore di Maggie verso la madre, la sua devozione, il suo riconoscerle autorità nonostante non sia da questa compresa, e sento tutta la sua sofferenza per non riuscire a comunicare. La madre dal canto sua è frustrata perché la figlia non è quella che vorrebbe, ha qualcosa di indicibile che sfugge al suo controllo.

Emergono vive le contraddizioni e la complessità di una storia d’amore potente e dolorosa tra madre e figlia.

Ma la valenza politica della serata non si è fermata alle emozioni provocate dalla rappresentazione. E questo grazie al lavoro politico delle interpreti. Come il pensiero non può essere separato dal corpo così l’arte e la recitazione non sono indipendenti al nostro essere. Le due attrici Donatella e Laura, come anche la regista Ombretta, sono state sì eccellenti nel trasmettere l’intensa emotività che caratterizza il lavoro di Djuna Barnes, ma sono andate oltre: hanno prodotto uno spostamento di pensiero. E come sarebbe stato possibile se queste artiste non fossero di Donne di Parola, un progetto politico che ha il desiderio di far circolare l’autorità femminile e il sapere delle donne? Di fare politica attraverso l’arte?

La mia esperienza all’interno del progetto mi permette di dire che un testo prima di venire letto o recitato è analizzato e interpretato dalle lettrici/attrici che lo discutono non solo da un punto di vista culturale e letterario ma soprattutto da un punto di vista di politica delle donne e delle relazioni. E il loro desiderio non è solo diffondere cultura femminile ma dire delle cose e fare politica.

La rappresentazione ha suscitato in me infatti delle riflessioni politiche quindi, degli spunti per affrontare un lavoro sul mio rapporto con mia madre e i conflitti che lo attraversano. Un processo di pensiero iniziato sabato che continua tutt’oggi e che ha aperto in me nuovi scenari. Ma non sono stata certo la sola ad esser stata impressionata da questo lavoro.

Domande e riflessioni da parte di molte donne del pubblico hanno caratterizzato un’appassionata discussione che è seguita allo spettacolo, domande e riflessioni sull’autrice, sulla recitazione delle attrici, sul rapporto conflittuale rappresentato. Domande che non sempre trovavano risposte ma lasciavano aperta una strada da percorrere anche fuori dall’Associazione, dopo la serata, nel corso della nostra esistenza, facendo emergere un sentire, un vissuto, quello del rapporto con la madre, che tutti abbiamo ma che spesso, come anche vuole la cultura impregnata ancora di patriarcato, ce lo vuole far rimuovere.

In questo sito vai a: Foglio di sala su “Maggie dei santi” di Djuna Barnes di Ombretta De Biase
Recensione a “Maggie dei santi” di Djuna Barnes di Donatella Massara

“Maggie dei santi” a Apriti cielo! Immagini di Carla Cella – Video di Amneris Pinelli

Recensione di Donatella Massara a “Maggie dei santi” di Djuna Barnes

Maggie dei santi, pubblicata su una rivista dall’autrice che è giornalista, scrittrice e drammaturga famosa per Bosco di Notte pubblicato la prima volta in GB nel 1936 e in USA nel 1937, fa parte della raccolta Animali quasi umani. Short Plays (editrice petite plaisance. 2013).  Con la regia di Ombretta De Biase e le attrici Donatella Massara e Laura Modini (Compagnia Teatrale Gilda) è stato messo in scena per la prima volta in Italia. Noi attrici facciamo anche parte della web radio Donne di parola. La prima rappresentazione è stata per la Giornata Mondiale del Teatro 2014 a cura del Centro Studi Lombardia sabato 29 marzo 2014  all’Auditorium Sala Gamma Via Margherita, 2 di Torre Boldone (Bg). Donne di Parola, dedicandosi alla scrittura femminile la ripropone sulla rete attraverso radiodrammi oppure spettacoli teatrali nonchè ricerche bibliografiche, biografiche e iconografiche. La performance milanese ha chiuso il 12,7,2014 la seconda mostra del “Progetto Conflitto”  organizzato da Zina Borgini e Marina Mariani a Apriti cielo!

Maggie dei santi mette in scena il conflitto madre-figlia. Una donna novantenne e una figlia abitano in una chiesa, forse irlandese. La vecchia signora ha avuto una vita libera ma ormai così anziana non può che stare con la figlia. Lei si esprime quasi solamente attraverso la preghiera, la citazione pubblica e l’autocoscienza, della figlia non sa niente e non vuole sapere niente, se non che è tempo che è tempo che le restituisca quello che ha avuto, occupandosi di lei, quindi. La figlia rintuzza le sue richieste e la sua fede. Le risponde in vari modi. Parla tanto. Racconta i suoi sogni, i suoi ricordi, la sua infelicità di serva. Fa le sue considerazioni sulla religione di cui è la serva, accorgendosi nel corso della pièce quanto sia stata sfruttata. Ammonisce la madre, la mette sotto accusa, le dice esplicitamente che la sua vecchiaia è solo più un grumo di potere perché non ricorda più le cose, si fa trascinare come il vento “senza motivo e senza desiderio”, “non sa più se il mondo è buono o è cattivo”. Dice che il suo corpo “è troppo stanco per parlare con parole gentili della mediocrità del lavoro”, la madre risponde ma sempre riportando ogni considerazione a se medesima e al suo credo ufficiale. Ala fine scambia la figlia per la statua della Madonna e la prega, risolvendo in un gesto di follia ogni contraddizione, la figlia diventata potente simbolo sacro è ancora perfettamente funzionale alla sua egocentrica, prestigiosa, potenza materna di colei che ha dato la vita e ordina che siano solo le sue parole a nominare il mondo. Maggie si stupisce ma alla fine l’abbraccia osservando che “è diventata pazza” ma anche che “è arrivata”. E’ arrivata fra le sue braccia, ora il potere è passato alla figlia che avrà la madre tutta per lei, corpo sacro da curare nella sua fase calante ma ancora vivente, prima che il cielo diventi completamente scuro.

Maggie è la protagonista sconfitta nel suo tentativo di coinvolgere la madre nelle sue considerazioni ‘rivoluzionarie’. Perchè Maggie, con la coscienza dell’ultima, sa che i santi sono brillanti, belli e potenti solo perchè lei li pulisce dall’alba al tramonto. Così come pulisce, in ginocchio, “la casa dei santi” per tutti quelli che pregano il Signore, in ginocchio, “di pulire le loro anime sporche. Considerazioni quasi blasfeme, per la madre. E in definitiva è la madre che prevale con il punto di vista della conservazione, religiosa, culturale, normativa. Le parole di Maggie e quelle di Marie sono caratterizzate con efficacia dalle due attrici La parlata di Maggie, Donatella Massara, scivola sulle stesse parole, come se esse si perdessero nella sporcizia, quella che continua a raccogliere. Saranno buttate via entrambe, perchè la sua situazione non cambia. Maggie vive nei sogni dove si afferma con più forza. E infatti si muove sulla scena quando racconta i sogni seguendo una mimica danzante che rafforza le parole, interpretandole con il gesto. Sono parole straordinariamente forti, quelle di Maggie, perchè sono le considerazioni della Barnes che in tutta la sua opera affronta ogni situazione con un’intelligenza corrosiva che fino da questi suoi lavori giovanili si fa percepire. Ma mentre scopa per terra la ‘sua’ chiesa, le parole sono aeree, non sono ancora polverose ma lo diventeranno, perchè “quando cambierà la moda, mamma, io e te saremo talmente sottoterra da non distinguere più i rumori dei passi sopra”. La fede della madre Mary, Laura Modini, che guarda anzitutto verso se stessa e quasi si umanizza, diventando, ormai, tutt’uno con la religione, produce le parole del potere, invece e prevalgono e le parole ‘rivoluzionarie’ di Maggie perdono di importanza. E’ l’altra, la madre, a imporre il suo punto di vista, vedendo oltre la realtà, così che il cerchio si chiude, senza che lei abbia mai motivo di allontanarsi dall’orbita che la tiene attratta verso se stessa, conservandola.

Scontro grandioso quello fra Mary e Maggie, la madre e la figlia, che rivela il sottofondo dei linguaggi, della presa che hanno le fedi, religiose, politiche, culturali e della potenza che le mette in una relazione, spesso conflittuale. Il finale riporta la specularità delle due donne, a fare corpo unico, in un abbraccio. Messe di fronte alla parabola della vita, obbligate a toccare il punto di tangenza di tutti i significati, diventano sfidanti la conclusione perchè anche questa non sia veramente tale, perchè anche qui ci sia un’interrogazione.

Maggie dei santi in questa rappresentazione di Donatella Massara e Laura Modini di Donne di parola con la regia di Ombretta De Biase ha un finale aperto, quindi, che infatti è continuato nel vivace dibattito fra le presenti, artiste, socie, partecipanti di Apriti cielo! che hanno fatto domande, osservazioni, critiche, riflessioni e interpretazioni anche discordanti fra loro. Alla pièce è seguita una presentazione della vita, dell’opera, della drammaturgia di Djuna Barnes da parte delle attrici e della regista. La performance, aspetti del backstage e del dopo- spettacolo è possibile vederli in rete al sito di Donne di parola grazie alla collaborazione di due valide fotografe Carla Cella e Amneris Pinelli

In questo sito vai a: Maggie dei santi & Djuna Barnes 1. di Donatella Massara
Foglio di sala su “Maggie dei santi” di Djuna Barnes di Ombretta De Biase

“Maggie dei santi” a Apriti cielo! Immagini di Carla Cella – Video di Amneris Pinelli
Maggie dei santi” quando l’arte diventa politica di Serena Fuart

Foglio di sala di Ombretta De Biase per “Maggie dei santi” di Djuna Barnes

Performance teatrale: ‘Maggie dei santi’ di Djuna Barnes, regia di Ombretta De Biase. Con Donatella Massara e Laura Modini di Donne di Parola

Maggie dei santi’ fa parte di una raccolta di brevi atti eunici, short plays, scritti da Djuna Barnes intorno al 1920. Djuna è oggi universalmente riconosciuta fra i massimi drammaturghi/e di ogni tempo. Il carattere di questi potenti e brevi atti unici è volutamente statico e, a una prima lettura, appare inconclusivo ed enigmatico, in realtà, ad una lettura più approfondita, risultano dirompenti ed implosivi e, per essere compresi appieno, esigono un’attitudine e un orecchio teatrale che va oltre la parola scritta. Il teatro di Djuna si rifà al modello grottesco del tromp l’oeil, al teatro delle maschere algide che rappresentano archetipi di figure appartenenti ad un immaginario comune che accomuna, un immaginario prettamente teatrale che, a mio avviso, è per sua stessa natura essenzialmente antropologico, più che freudiano, come spesso si è voluto far intendere da parte di alcuni critici. E dunque questo teatro si collega idealmente al ‘teatro della crudeltà’ di artaudiana memoria, o anche, se si preferisce, al ‘teatro dell’assurdo’ di S.Beckett. Ho scelto, con le mie due brave attrici, Donatella Massara e Laura Modini, di rappresentare ‘Maggie dei santi’ perché è la pièce meno statica ed enigmatica, e ne abbiamo messo in rilievo il carattere grottesco e claustrofobico nel totale rispetto e nell’ ammirazione incondizionata verso questa grandissima drammmaturga.

In questo sito vai a: Maggie dei santi & Djuna Barnes 1. di Donatella Massara

“Maggie dei santi” di D.B. a Apriti cielo! Immagini di Carla Cella e video di Amneris Pinelli

Recensione a “Maggie dei santi” di Djuna Barnes di Donatella Massara
Maggie dei santi” quando l’arte diventa politica di Serena Fuart

“Maggie dei santi” di D.B. a Apriti cielo! Immagini e video

Il 12-7-2014  abbiamo rappresentato a Milano presso l’Associazione Apriti cielo! “Maggie dei santi” di Djuna Barnes (1917) regia di Ombretta De Biase con Donatella Massara e Laura Modini (Compagnia Teatrale Gilda). Le due attrici fanno anche parte di Donne di Parola. La partecipazione di Donne di parola rientra nel “Progetto Conflitto” organizzato da Apriti cielo! e ha contribuito alla serata conclusiva della seconda mostra. Le fotografie sono di Carla Cella.

Il video “Maggie dei santi” è di Amneris Pinelli, durata 29′,13″, è diviso in tre parti:
1) Introduzione della regista Ombretta De Biase
2) “Maggie dei santi” rappresentazione per Apriti cielo! con Donatella Massara e Laura Modini di Donne di Parola
3) Il dibattito dopo lo spettacolo

Esiste anche il video con la sola pièce (16′)

https://www.youtube.com/watch?v=7coqmcYpO0Y&feature=em-upload_owner

 In questo sito vai a:

Djuna Barnes: vita e teatro di Donatella Massara

Maggie dei santi & Djuna Barnes 1. di Donatella Massara

Foglio di sala su “Maggie dei santi” di Djuna Barnes di Ombretta De Biase

Recensione a “Maggie dei santi” di Djuna Barnes di Donatella Massara

Maggie dei santi” quando l’arte diventa politica di Serena Fuart

Ombretta De Biase

 

 

Donatella Massara (Maggie, la figlia), Laura Modini (Marie, la madre) –

 

 

 

Donatella Massara (Maggie)

Laura Modini (Marie)

 

Maggie dei santi & Djuna Barnes vita e teatro.

Con la prima parte dello spettacolo “Djuna Barnes: vita e teatro” lo short play “Maggie dei santi”, dirette da Ombretta de Biase, le Donne di parola hanno deciso di partecipare al “Progetto Conflitto” organizzato dall’Associazione Apriti Cielo!, presenti al finissage della seconda Mostra il 12 luglio alle ore 18, 45.

L’autrice della pièce Maggie dei santi, Djuna Barnes, è una protagonista nel movimento culturale delle avanguardie che, fra gli USA e la Francia  la Germania e altri paesi di inizio ‘900, diede così straordinari risultati. Siamo partite da una delle drammaturgie che scrisse a New York, prima degli anni ’20, periodo in cui si recherà a Parigi, mandata come inviata da una rivista, e dove vivrà per 12 anni.

Maggie dei santi, scritto nel 1917, fu pubblicato e, a quanto sappiamo, al suo tempo mai messo in scena. Certo non fu programmato dal Provincetown Players, il teatro a cui partecipava Djuna Barnes, creato da Cook e da Susan Glaspell, femminista e scrittrice, nota in Italia per il bellissimo racconto, anche testo teatrale Una giuria di sole donne (Sellerio, 2006). Nell’ambiente femminista, radicale, anarchico e socialista del Greenwich Village, il Provincetown Players  intendeva dare un palcoscenico ai testi teatrali scritti dai e dalle partecipanti al gruppo. Grandi nomi ne fecero parte ma qui non è il caso di parlarne. Sul sito dedicato al teatro è possibile rintracciare tutte le notizie necessarie a soddisfare una conoscenza più articolata.http://www.provincetownplayhouse.com/authors.html

I Provincetown Players erano attrici e attori, autrici e autori, amanti del teatro tutti critici su come Broadway vendeva teatro, aspiravano a  una rappresentazione teatrale che tenesse conto delle vite di artisti, artiste, intellettuali e ‘donne nuove’. Volevano rappresentare un teatro che partisse da loro. All’inizio puntarono solo all’amatorialità, proprio per distaccarsi dal teatro commerciale. Tuttavia, quando arrivò Djuna Barnes, dalla ex-casa di pescatori, galleggiante sul fiume Hudson, in cui i Provincetown avevano trovato un apprezzabile spazio scenico, si erano già trasferiti per stabilirsi in un vero teatro.

Djuna Barnes scrisse vari pezzi di teatro, solo alcuni furono rappresentati, tutti furono pubblicati sulle pubblicazioni dove la scrittrice, in questi anni, lavora come richiestissima giornalista. Maggie dei santi è uno dei suoi primi testi teatrali. L’ultimo pubblicato nel 1958, sarà il difficilissimo The Antiphon scritto negli anni ’50, rappresentato solo in Svezia nel 1961.

Maggie dei santi mette in scena il conflitto fra una madre e una figlia. L’ambientazione del testo è una piccola chiesa di un paesino di mare, probabilmente irlandese. Una madre ormai novantenne è forse ritornata dalla figlia dopo decenni di vita piena, goduta lontana da lei. Parla della religione che ha tutti gli aspetti di un atto di fede, superato dai tempi moderni, però e nel fondo del quale viene a galla, con sussiego, il suo orgoglio materno. Maggie è una serva, invece, e non ha mai fatto altro che servire la chiesa dove vive. Fra sogni, rimproveri, ricordi, citazioni bibliche e coscienza di sé, per ognuna, che guarda l’altra dal suo punto di vista, un dialogo drammatico snida il senso della relazione madre-figlia, per Djuna Barnes, senza lasciare troppi spazi all’idealità ma allo stesso tempo aprendo su un finale dove possono avere svolgimento interpretazioni differenti, senza mai trascurare l’aspetto ironico che era il modo con cui la scrittrice dava parola al suo pessimismo.

Djuna Barnes – nata nel 1892 e morta nel 1982 – in questi anni, poco più che ventenne, ha appena lasciato la madre per andare a vivere al Village. Ha lasciato alle sue spalle una famiglia molto ingombrante che è raccontata dalla scrittrice, sotto la forma della sua scrittura paradossale – lontana dall’esperienza comune – in tutta la sua, a volte tragica, peculiarità. Ma è questa la seconda parte del nostro testo teatrale, la lettura recitata della biografia di Djuna Barnes vita e teatro., va dalla sua nascita al 1921, accompagnata da alcuni testi poetici, dal contesto storico e da una proiezione di immagini.

Fanno parte di questo spettacolo “Djuna Barnes vita e teatro”: Carla Cella, Attilia Cozzaglio, Maurizia Ferrari, Donatella Massara, Laura Modini, Cristina Parolini, Francesca Piccone, Alessandra Vella, Cristina Salardi. (http://www.donnediparola.eu sede a Apriti cielo! Via Spallanzani 16 – Milano – contatti donatella.massara@fastwebnet.it). Il copione dello spettacolo per quello che riguarda la biografia e altri interventi è stato pubblicato dalla Edizioni Book/Donne.

In questo sito vai a: Foglio di sala su “Maggie dei santi” di Djuna Barnes di Ombretta De Biase
Recensione a “Maggie dei santi” di Djuna Barnes di Donatella Massara

“Maggie dei santi” a Apriti cielo! Immagini di Carla Cella – Video di Amneris Pinelli
Maggie dei santi” quando l’arte diventa politica di Serena Fuart

Scrivere la vita di una donna

 

 

Scrivere la vita di una donna adattamento di Donne di parola dai testi di Carolyn G. Heilbrun alias Amanda Cross  (13,1,1926 – 5,10,2003). La lettura è su alcune parti del saggio omonimo e pezzi dei romanzi noir che scrisse come Amanda Cross. La durata è: 25’49”.

 

 

 

Bibliografia

 

Carolyn G. Heilbrun, Scrivere la vita di una donna (La Tartaruga, 1990, tr. di Katia Bagnoli titolo originale Writing a woman’s life, 1988)

 

Amanda Cross, A proposito di Max, La Tartaruga, 1989

 

Amanda Cross, Dolce morte gentile, Bompiani, 1996

 

Amanda Cross, Morte ad Harvard, Mondadori, 1983

 

Amanda Cross, Intreccio pericoloso, La Tartaruga, 1997

 

Interpreti:

Carla Cella

 

Attilia Cozzaglio

 

Donatella Massara

 

Laura Modini

 

Cristina Parolini

 

Musiche:

 

ricerca di Antonietta Berretta e Donne di parola da: Sofija Asgatovna Gubajdulina – Rita Marcotulli “La strada infinita” – Deanna Durbin “Danny Boy”

 

supervisione alla regia di Ombretta De Biase

 

La registrazione è avvenuta nel maggio 2014 presso la sala di registrazione della Sample di via Canonica 69 a Milano

ANIMA MUNDI 2014

ANIMA MUNDI 2014

Come Donne di parola abbiamo partecipato alla

Lettura scenica del 12,3,2014 al Teatro Parenti di Milano dedicata a Olympe de Gouges, regia di Ombetta De Biase testi di Maricla Boggio, Margarita Borja e Diana Raznovich traduzione di Francesca Mantura con Paolo Banfi, Dorothy Barresi, Maurizia Ferrari, Raffaella Gallerati, Francesca Mantura, Carla e Donatella Massara, Laura Modini, Cristina Salardi per la VI edizione di Anima Mundi ideata da Ombretta De Biase nell’ambito della settimana dell’8 marzo, Festa della donna. Fotografie di Carla Cella

Dorothy Barresi e Donatella Massara

Il nostro pubblico al Franco Parenti

Ombretta De Biase e Lorenzo Vitalone

Raffaella Gallerati Cristina Salardi  Maurizia Ferrari Donatella Massara Dorothy Barresi

Raffaella Gallerati Cristina Salardi Maurizia Ferrari Donatella Massara Dorothy Barresi Carla Massara Laura Modini

Marga Borja

Francesca Mantura Laura Modini

Paolo Banfi Francesca Mantura

Francesca Mantura Laura Modini

Dorothy Barresi Carla Massara

Donatella Massara Dorothy Barresi Carla Massara

Raffaella Gallerati Cristina Salardi Maurizia Ferrari Donatella Massara Dorothy Barresi Carla Massara Laura Modini

Donatella Massara 

Dorothy Barresi Laura Modini

Raffaella Gallerati Cristina Salardi Maurizia Ferrari Donatella Massara Dorothy Barresi

Francesca Mantura Laura Modini

 

Paolo Banfi Francesca Mantura

Ombretta De Biase Maricla Boggio

Ombretta De Biase

Ombretta De Biase

Raffaella Gallerati Cristina Salardi Maurizia Ferrari Donatella Massara Dorothy Barresi Carla Massara Laura Modini

Paolo Banfi Francesca Mantura

Francesca Mantura

Il canto della signorina Meadows

“Il canto della signorina Meadows” libero adattamento di Laura Modini dal racconto “The singing lesson” di Katherine Mansfield – 1922 – durata 7′ e 45”

Supervisione drammaturgica di Ombretta De Biase dell’Associazione e Compagnia teatrale Gilda – Scelta delle musiche di Antonietta Berretta dell’Associazione Magistrae Musicae

Voci:

Allieve: Carla Cella, Attilia Cozzaglio, Donatella Massara
Miss Meadows: Cristina Parolini
Monica: Attilia Cozzaglio
Basil: Laura Modini
Miss Weatt: Donatella Massara

 

Musiche:

Mel Bonis (1858-1937), Sonata per flauto e piano
Barbara Strozzi (1583-1677) Sino alla morte
Marie Grandval (1830-1907), Concerto per oboe e orchestra
Isabella Leonarda (1620-1704), Sonata duodecima
Louise Farrenc (1805-1875), Trio in E minore opera 45 Allegro deciso

La registrazione è avvenuta nel luglio 2013 presso la sala di registrazione della Sample di via Canonica 69 a Milano