Tango di Paola Bianchetti Drigo

Adattamento teatrale di Ombretta De Biase da una novella del 1914 di Paola Bianchetti Drigo con Alda Capoferri, Simona Cosentino, Attilia Cozzaglio, Elena Fanari, Serena Fuart, Raffaella Gallerati, Donatella Massara, Laura Modini, Luciana Tavernini. La registrazione è stata fatta fra novembre e dicembre 2010, il video – radiodramma è stato rappresentato al Circolo della Rosa di Milano nel 2011, alla Biblioteca Sormani, Sala del Grechetto nel corso di Anima Mundi, settimana dell’8,3, 2011 e a Torino alla Galleria delle donne “Sofonisba Anguissola” nel 2011.

Il video-radiodramma “Tango” è visibile con l’accompagnamento di immagini di archivio associate alla narrazione. La ricerca delle immagini e l’elaborazione video di Donatella Massara

Le immagini del video-radiodramma:

  1. Fotografia di Paola Bianchetti Drigo
  2. Figurini di moda dal 1899 al 1895
  3. Villa del Friuli
  4. Fotografia di Mons. Bottacin prima età del ‘900
  5. Fotografia di E. Steichen, Vitality-Yvette Guilbert, Paris, 1901
  6. Fotografia del 1900, Friuli
  7. Fotografia – 1904
  8. Quadro di Alice Dreossi, Cima Trebore– dettaglio (Cervignano del Friuli 1882-Udine 1967)
  9. Abiti 1904-1895
  10. Quadro di G.Boldrini – Sulla panchina del Bois de Boulogne – 1874 dettaglio
  11. Fotografia, Giochi d’infanzia, 1890 (dettaglio)
  12. Fotografia
  13. Fotografia di Piazza Trinità dei Monti 1900
  14. Figurino di moda, 1906
  15. Fotografia di Gertrude Kasebier, Sii benedetta fra le donne, 1900
  16. Quadro di E.Munch, La danza della vita, 1899-1900 dettaglio
  17. Fumetto con elaborazione al computer, Paolina per le strade di Piazza di Spagna, 2010
  18. Illustrazione di A.Terzi, Eterno femminino, “Novissima”, anno IV, 1906
  19. Fotografia di E. Steichen, Steplechase day, Paris, After the race, 1905
  20. Quadro di E. Kirchner, The Berlin Street
  21. Fotografia di E.Steichen, Ritratto di Charlotte Spaulding, autocromo, dettaglio, 1908 ca
  22. Copertina di Regina, rivista per le signore e le signorine, n.1, maggio, 1904 fondata da Matilde Serao
  23. Fotografia del 1900 all’Esposizione Universale di Parigi, 1900
  24. Copertina di Cordelia, giornale per giovinette diretto da Ida Baccini, XVIII, 1899
  25. Fotografia di moda del 1912
  26. Figurino di moda del 1914, Tango dress
  27. Quadro di Sonia Delaunay, Le Bal Bullier ou Tango Bal Bullier, dettaglio, 1913
  28. Fotografia di Francesco Chigi, 1904-1906
  29. Quadro di Tamara de Lempicka, Ritratto del marchese Sommi Picenardi, 1925, dettaglio
  30. Quadro di Berthe Morisot, Femme à l’éventail ou Tête de jeune fille, 1876
  31. Quadro di M. Mafai, Modelli nello studio, dettaglio, 1914
  32. Scultura di Regina Cassolo, La signora provinciale, (Signora dell’800), 1930-1931, filo di ferro e latta
  33. Fotografia di Vernon e Irene Castle, 1910-1918
  34. Quadro di Marianne Werefkin, salone da ballo, 1908, dettaglio
  35. Quadro di Paula Modersohn-Becker, Madre e bambina, 1904, dettaglio
  36. Quadro di Pasquarosa, Angelina, 1915 dettaglio
  37. Elaborazione al computer Paolina e Gerardo, 2010
  38. Fotografia di Fiat Brevetti 2, 1905
  39. Quadro di Editha Broglio, 1928 dettaglio
  40. Fotografia Lo Chaffeur, 1904
  41. Quadro di Liubov Popova, Painterly Architectonic, 1918 dettaglio
  42. Quadro di G.Boldrini, Ritratto di Mrs Lionel Philips, dettaglio, 1903
  43. Fotografia di Loredana Da Porto, Ave Maria, data incerta 1885-1905

 

Paola Bianchetti Drigo

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Paola Bianchetti Drigo è l’autrice di uno dei capolavori del ‘900, Maria Zef, opera ristampata fino a oggi, tradotta in varie lingue e presa a soggetto di due film (Condannata senza colpa di L.De Marchi del 1953 e Maria Zef di V.Cottafavi, film-tv del 1981). Autrice raffinata, educata da una famiglia politicizzata e colta, adolescente mandata a studiare, una delle poche a quel tempo, nelle scuole del regno, si affacciò alla scrittura in modo discontinuo ma sempre proponendo apprezzabili narrazioni dove racconta la drammaticità di situazioni femminili che emergono da una mai dichiarata intenzione autobiografica e con un riscontro nella vita delle donne del suo tempo.

Paolina Valeria Maria Bianchetti nacque a Castelfranco Veneto (Treviso) il 4 -1- 1876 da Anna Loro – figlia di un avvocato che era stato deputato al Parlamento nazionale – e da Giuseppe Valerio Bianchetti – garibaldino e repubblicano, di professione avvocato, figlio di un medico, fratello di Giuseppe Bianchetti, letterato e senatore del Regno, noto intellettuale. Paola aveva studiato al Liceo Ginnasio di Treviso e probabilmente, poi, alla Scuola Normale superiore a Padova. Dopo il matrimonio, avvenuto a ventidue anni, nel 1898, andò a vivere, nel 1900, nella tenuta agricola che il marito, Giulio Drigo un agronomo padovano, aveva acquistato a Mussolente, vicino a Bassano del Grappa. Ebbe un figlio, Paolo, nato nel 1899 e una bambina, che morì appena nata. La vita in villa come scrive Patrizia Zambon (Nota biografica in Racconti) si svolgeva fra “numerose visite, le frequentazioni, gli amici, le ragioni di corrispondenze” ma è anche inframmezzata dai soggiorni a Roma, Milano, Parigi, Padova, residenza ufficiale della famiglia, Venezia. “Nell’ambiente milanese Paola Drigo stabilisce i contatti editoriali attraverso i quali inizia la sua vicenda professionale di scrittrice, pubblicando, nel febbraio 1912, la novella Ritorno sulla rivista di letture del Corriere della Sera, La Lettura. Le altre rilevanti riviste per le quali svolge la sua attività di scrittura sono la romana/fiorentina Nuova Antologia, la rivista della Dante Alighieri Italia! e il mensile Noi e il Mondo che affianca La Tribuna, le riviste di Casa Treves, L’Illustrazione Italiana, Il secolo XX più tardi Pegaso, diretta da Ugo Ojetti, come la successiva Pan (Rizzoli), per la quale l’autrice scrive nel 1934; collabora con la terza pagina dei quotidiani: la Gazzetta del Popolo (brevemente), la Gazzetta di Venezia diretta da Damerini, particolarmente negli anni venti, e, con un testo, nel 1937, il Corriere della Sera. Con la Fratelli Treves, poi, pubblica quattro dei suoi cinque libri di narratrice: i volumi di novelle La fortuna, nel 1913 e Codino, nel 1918, il racconto Fine d’anno e il romanzo Maria Zef, coevi, nel 1936; il quinto libro, la raccolta di novelle La signorina Anna, esce più periferico, nel 1932, presso l’editore Ermes Jacchìa.” (Patrizia Zambon, op.cit.)
La scrittrice dopo la morte del marito avvenuta nel 1922 prende in carico la direzione della impresa, assumendosi la gestione di incombenze da cui forse prima era stata estranea, muta il suo stile di vita. Durante gli anni ’30 sposta la residenza nella villa, dove passerà anche i periodi invernali. Paola Bianchetti Drigo morì, dopo un periodo di malattia, a Padova nel 1938, dove si era trasferita nel 1937.
Fine d’anno è un romanzo breve, probabilmente autobiografico, descrive la vita di una proprietaria terriera, non più giovane, costretta a tornare a vivere in mezzo alle complesse e amare relazioni con la campagna, l’ambiente e le persone che da lei dipendono mentre agisce da lontano il mai risolto rapporto con l’unico figlio.
Fra le opere ancora in commercio c’è anche Racconti a cura di Patrizia Zambon, una raccolta dei più significativi testi della scrittrice come: La Fortuna, Codino, La signorina Anna.
Noi abbiamo scelto di adattare e interpretare Tango, un racconto pubblicato in Almanacco Italiano, Bemporad, 1914 e raccolto nell’Antologia di Anna Santoro. Racconta aspetti apparentemente lievi – se paragonati alla vita terribile della povera montanara quattordicenne Maria Zef, vittima dello stupro dello zio. In realtà i contrasti nella vita sentimentale di Paolina, giovane e ricca, sono pure drammatici. Anche lei è annoverabile fra le tante figure narrate dalla scrittrice che lei stessa definì, donne che l’avevano “interessata infinitamente più delle altre”, protagoniste di racconti “mai completamente inventati”, “dolorose creature” che espressero “in vario modo il dolore che è nel destino umano”. Con questa lettura recitata abbiamo inaugurato il progetto che ci ha impegnate per due anni.

Una bibliografia completa di Paola Bianchetti Drigo è sul sito dedicato alle scrittrici italiane fra Ottocento e Novecento di Patrizia Zambon dell’Università di Padova

Paola Drigo, Maria Zef, Biblioteca dell’immagine, 2002
Paola Drigo, Fine d’anno, Carabba, 2005
Anna Santoro, Il Novecento, Antologia di scrittrici italiane del primo ventennio, Bulzoni, 1997
Paola Drigo, Racconti, (a cura di Patrizia Zambon), Il Poligrafo, 2006

ASCOLTA:
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Donatella Massara

Commento alla novella Tango edita nel 1914

 “Tra uccidere e morire c’è una terza via: vivere.” Christa Wolf

La giovane donna che la scrittrice Paola Bianchetti in Drigo presenta in questa novella è piena di gioia di vivere, capace di donarsi con fiducia, dalla forte onestà e coerenza, di volontà quieta ma radicata e di una sensibilità “così acuta da essere quasi dolorosa”. Una giovane donna che, in forza di queste caratteristiche, sembra essere capace di andare in profondità con lo sguardo fino al punto da vedere oltre le maschere della commedia umana nella quale si trova a interagire. Un “paesaggio” efficacemente descritto dall’autrice in poche righe là dove parla, senza mezzi termini, di “vita oziosa e vanità di idee e di pensiero”. Una società tutta tesa alla ricerca del piacere, ma che non vive l’eros nella sua esperienza e significato originario e originale: cioè quale possibile chiave di accesso verso altri stati di coscienza, altri linguaggi, altre profondità. Nelle soggettività che circondano Paolina sembra prevalere un vissuto giocato in modo strumentale e narcisistico al solo scopo di comprovare le personali capacità di seduzione. Paolina, la giovane protagonista della novella, si trova in questo tipo di contesto quando le viene chiesto di vivere una parte in questa commedia : a passo di Tango. La giovanissima avverte istintivamente una resistenza, ma è incapace di trovare le parole per esprimere o spiegare.Tutti attorno a lei, a cominciare dalle sorelle, vedono nella causa del suo ritrarsi un pudore legato esclusivamente alla esteriorità: pruderie, appunto. Non possono immaginare che il disagio di Paolina possa nascere da un sentimento interiore legato al rispetto di sé e degli altri : sentimento di chi vive le relazioni come un fine e non come un mezzo.Relazione intesa e vissuta quale costruzione con un obiettivo in comune: e non come duello con sconfitti e vincitori (la Drigo parla apertamente di “schermaglia”). Eppure dietro questo contrasto emotivo traspare a mio parere la reale paura di Paolina: un sentimento che occhieggia a più riprese nel racconto. All’inizio quando confida alla madre il timore che il marito parta da solo per andare a Roma lasciando lei in Friuli. O quando teme di sfigurare di fronte alle “dame romane così sicure e affascinanti”. E ancora verso la metà della novella quando immagina che il bambino tanto atteso avrebbe “trattenuto” il marito presso di sè. Sembra di intravvedere una zona d’ombra, una vaga inquietudine, un ventre molle allusivo a qualcosa che non va tra lei e il marito. Ma sul sipario della loro relazione la luce sarà chiarissima davanti alla prova dell’infedeltà del marito. Solo a quel punto saranno evidenti le illusioni in cui Paolina ha scelto di credere e che stanno alla base della sua paura di perdere il marito:

“… conosceva ella Gerardo ? uno sconosciuto, che la sua fantasia aveva adornato di tutte le perfezioni a cui il suo amore aveva concesso tutti i diritti…”

Ed è questo momento che rivela, a chi legge, la vera fragilità di Paolina. Questa giovane donna così acuta nel leggere dentro gli altri, non solo non “vede” il marito, ma non riesce neanche a “usare” il dolore come una chiave per decifrare ciò che la circonda. Ad esempio, una madre che “la getta nel mondo (e nel matrimonio) senz’altra guida che una acuta sensibilità”. O un marito che si sposa forse per gratitudine (di piccolo orfano accolto e cresciuto in casa dalla zia). E soprattutto assistiamo a una giovane (e una scrittrice ?) che non sembra in grado di “vedere” e quindi mettere in discussione l’impianto maschilista della società in cui vive. Per esempio un habitat che prevede una rigida e misogina educazione al femminile: educazione che condanna nelle mogli qualsiasi aperta manifestazione della libido, assegnando loro solo un semplice (!) ruolo di sentimentale passività (che richiama il “modello” vittoriano). Paolina insomma non sa nulla della realtà sociale che, apparentemente lontana e sfocata, condiziona ogni singola vita, anche la sua: per esempio non è sfiorata dall’eco emancipatrice che da oltre un secolo attraversa l’Europa. Questa giovane ignorante, ingenua e inesperta si trova tra l’incudine e il martello. Da una parte grande integrità, ma una totale incapacità (culturale) di spiegare, farsi capire, argomentare in modo da creare e mettere sul tavolo un punto di vista altro rispetto all’esistente. Dall’altro, una maggioranza che, con eguale inconsapevolezza e altrettanta impotenza, (re)agisce in una società industriale e capitalista nella quale tutto ha già cominciato a diventare merce e consumo (sesso compreso): e le donne possono essere solo o mogli “educande” o amanti “pericolose”.
Paolina non sa trovare una terza via. E accetta di far morire quella parte di sé che le era “più cara”, ma che la faceva sentire “irrimediabilmente straniera”. Per obbedire a ciò che la società le richiede: fare come fanno le altre, diventare una donna “pericolosa” come la rivale e quindi in grado di “combattere con tutte le armi”. Per contendersi un maschio che rischia di diventare l’unico significato di tutta una vita, se nella vita di una donna è completamente assente “una stanza tutta per sé”.

Alda Capoferri